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Che cos'è un corso di formazione 

Un corso di formazione è un percorso  che dovrebbe avere la durata di tutta una vita, non solo di un anno, due, tre…o sette. Bisogna ricordare che qualsiasi formazione è sempre un punto di partenza, mai un punto di arrivo.  La durata non deve essere il solo criterio importante di valutazione nel momento in cui si sceglie una formazione…bisogna considerarne soprattutto il contenuto, la qualità dell’insegnamento e l’esperienza dei formatori. Nessuna è completa…ogni formazione seria ha sicuramente un punto forte che la contraddistingue.

Alcuni percorsi formativi, come ad esempio quello Iyengar, sono basati sulla pratica di asana; non ci sono approfondimenti teorici o teoria della tecnica, si tratta fondamentalmente di pratica di asana e ci si sofferma nelle posizioni basiche per molto tempo…Esso non è basato sulle domande teoriche e sulle risposte, sembra che si impari meno, in realtà quello che si impara nella pratica di asana si assimila più facilmente perché viene ripetuto più volte.

Ci sono percorsi comunque basati sulla pratica di asana, ma la tecnica non viene considerata o comunque viene considerata poco. Di solito si tratta di percorsi “vinyasa” basati sulla dinamicità e sul passaggio da una posizione all’altra. Questa pratica non permette un grande approfondimento della tecnica.

Ci sono percorsi di yoga generale considerati a volte più “tradizionali”, nei quali si trattano vari argomenti; le asana hanno solo un piccolo spazio nell’insieme. Si approfondiscono argomenti come meditazione, mantra, kirtan, filosofia ecc.

Ci sono percorsi formativi alternativi dove addirittura si introducono argomenti come psicologia, neurolinguistica, alimentazione, ayurveda ecc.

Formazione Yoga Correttivo

La nostra formazione di yoga correttivo è basata fondamentalmente sulla pratica e sulla teoria delle asana. Si approfondiscono la tecnica della posizione, la consapevolezza nell’entrare, nel mantenere e nell’uscire dalla posizione, le maniere di praticare, l’uso degli attrezzi…si impara come ottimizzare lo sforzo, capire il corpo e il movimento, si approfondiscono l’anatomia e la fisiologia…un piccolo spazio è dedicato alla preparazione del pranayama ( che merita una formazione separata). Un altro piccolo spazio è dedicato invece agli argomenti fondamentali della cultura dello yoga…

La pratica personale è concentrata in due ore ogni sabato e domenica mattina e un’ora ogni sabato e domenica pomeriggio. Si tratta di una formazione didattica, si viene cioè per praticare ma soprattutto per imparare dalla pratica…si approfondisce molto e si imparano molte cose! La durata della formazione comprende pratica, informazioni e spiegazioni. L’allievo viene stimolato a porsi delle domande e a farne all’insegnante: più domande fa, più l’allievo riesce ad imparare.

Nessun diploma può garantire che una persona sia brava nell’insegnamento o sia una persona migliore, come nessuna formazione garantisce che l’aspirante sia pronto ad insegnare; ciò dipende dalla pratica, dallo studio e dalla dedizione che ci si mette. Nessuna formazione diventa una scorciatoia…l’unica scorciatoia è la pratica stessa.

Durante la nostra formazione prima di tutto l’aspirante si immerge in maniera approfondita  nella tecnica e nella consapevolezza in prima persona…terminata la formazione si dovrà studiare ancora, mettere in pratica la teoria e consolidare la pratica stessa per assimilare al meglio un percorso che è stato concentrato e intenso. Il nostro obiettivo principale è comunque imparare e non insegnare, l’insegnamento sarà una conseguenza.

Il nostro corso di formazione

Questo corso è il risultato di quello che ho imparato dallo studio ma soprattutto dalla mia pratica personale negli ultimi trent’anni. Ammiro, ringrazio e stimo infinitamente tutti i miei maestri. Trasmetto me stessa, quello che sono, la mia esperienza di vita e di yoga.

Vedere Nieves Lopez curriculum

Iyengar Yoga, la fonte

Da quando ho terminato la mia formazione presso l’Associazione italiana Iyengar , mi sono impegnata nel praticare seriamente ponendomi delle domande e cercando risposte riguardo alla pratica…

Nessun metodo ha la verità assoluta. Contemporaneamente alla pratica dello Iyengar yoga secondo i criteri dell’associazione, ho ampliato la mia conoscenza cercando risposte ai miei interrogativi sul metodo!

Mi considero una ricercatrice dello yoga, ho voluto conoscere, crescere in consapevolezza. Ho approfondito argomenti che mi aiutassero a capire meglio la scienza dello yoga.

Sono convinta che lo yoga, come tutto, ti fa bene se lo fai bene e ti può far male se lo fai male. La mia passione mi ha portato ad indagare come funziona il corpo, la connessione corpo-mente e le mille sfaccettature del  “movimento consapevole”.

Nel 2015 ho conosciuto Dona Holleman, la maestra dei maestri, allieva prediletta dal 1964 di BKS Iyengar. Lei è l’insegnante principale di quasi tutti i senior Iyengar italiani…ora ha 70 anni! E’ la testimone vivente di quando lo yoga era insegnato “one to one”…piena di misteri  e segreti  nascosti poiché la pratica non è esterna ma interna! Fa yoga da quando aveva 17 anni . Iniziò a studiare con Iyengar nel 1964 come si faceva allora, allievo e maestro, maestro e allievo, quando in India si praticava senza tappetino…quando né lei, olandese di nascita, né lui conoscevano la lingua inglese! Un pozzo senza fondo di conoscenza. Io, certificata Iyengar e praticante da più di venti anni, in cerca di risposte logiche...E’ con lei che molti particolari del metodo acquisiscono davvero significato…



Il viaggio continua…non finisce mai…quando credi di essere arrivata significa invece che hai perso la strada. Nel mio corso di formazione stimolo i miei allievi a farsi e a farmi domande, ciò è fondamentale…se non ti poni domande non puoi trovare le risposte…li stimolo a non dare niente per scontato, a pensare con la propria testa e a mantenere una mente aperta a nuove consapevolezze.

Durante la mia pratica e nel percorso di insegnamento nelle mie lezioni e formazioni porto le conoscenze di entrambi i percorsi e sono molto contenta di questo arricchimento. 

 

 

 

 

Qualche differenza tra la metodologia Iyengar e la metodologia Dona Holleman, sempre secondo la mia esperienza personale. 

Ci tengo a precisare che nessuno è il portatore della verità assoluta, nessuno è meglio dell’altro, entrambi sono molto seri. Con la mia ricerca ho voluto approfondire la mia verità sullo yoga. Come diceva BKS Iyengar, non esiste un metodo Iyengar, esiste solo lo yoga.

1.-
La pratica del metodo Iyengar, secondo l’associazione italiana e quella spagnola, che sono quelle che conosco di più, si è dimostrata, negli ultimi 20 anni, sempre più indirizzata verso “il terapeutico”; è più statica e permette un uso maggiore degli attrezzi classici impiegati nel metodo. Fondamentalmente gli attrezzi si usano per facilitare le posizioni. La pratica di asana avviene soprattutto con gli occhi aperti.

La pratica della metodologia di Dona è invece più fluida, si utilizzano meno attrezzi e con minore frequenza, ma aggiunge il teraband elastico, la mascherina per gli occhi e il balance. Gli attrezzi si possono usare anche per “disturbare” la pratica o per andare oltre con un approccio più avanzato. La pratica delle asana avviene con occhi aperti o chiusi (quando chiudo gli occhi è più facile accedere al cervello posteriore).

2.-
Nel primo (metodo Iyengar secondo l’associazione italiana)l’attivazione dei bandha fondamentali come mula o udiyana bandha vengono indotti durante la pratica delle asana attraverso determinate azioni , anche se, durante la formazione, non costituiscono argomento di studio approfondito. Durante la pratica delle asana il respiro è naturale.

Nel secondo (metodologia di Dona) l’attivazione del mula o udiyana bandha forma parte della pratica in maniera fondamentale in ogni asana; essi vengono studiati e capiti in maniera approfondita durante la formazione e si introducono altri bandha fondamentali nelle asana, come il pada bandha. Durante la pratica di asana il respiro è il Mula Bandha Breathing. Bandha e respiro sono i pilastri sui quali si sostengono le asana.

3.-
Nel primo metodo la pratica coinvolge di più i muscoli forti o predominanti, anche se, negli ultimi 20 anni, questa tendenza sta piano piano diminuendo. Durante la pratica non viene considerata la fascia o tessuto connettivo. Ne risulta una pratica nella quale le posizioni si realizzano dallo sforzo di tali muscoli predominanti. Il livello di sforzo tende ad essere alto, anche se il livello di impegno fisico si è abbassato con il passare degli anni. La pratica tende all’autocompetitività, qualità del cervello anteriore o frontale, cervello degli sportivi. Anche se, ripeto, con gli anni ho notato che questa tendenza sta diminuendo.

Nel secondo metodo si pratica con un coinvolgimento ridimensionato dei muscoli forti o predominanti. Si considera la fascia o tessuto connettivo durante la pratica. I principi sono: “sforzare è forzare” e “fare senza fare”. Il livello di sforzo tende ad essere intermedio (ciò è sempre relativo, dipende dalle condizioni fisiche dell’allievo). Fare di più…con meno sforzo muscolare e più respiro. Si utilizza maggiormente la parte del cervello posteriore o cervello antico, meditativo.

4.-
Con il primo metodo, durante i tre anni precedenti e durante i tre della formazione di primo livello e anche dopo questa, conviene praticare e insegnare solo le posizioni base del primo livello di formazione. Solo nel caso in cui l’insegnante decida di prepararsi per il secondo livello di formazione allora potrà praticare ma comunque non insegnare altre posizioni.

Con il secondo metodo prima e dopo il primo livello di formazione si praticano fin dall’inizio un numero maggiore di posizioni.

 

 

 

 

 

Da 30 anni. L’esperienza non si inventa!